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Carolina/Dafne ha incontrato i ragazzi dello Stoppa

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«Dafne ha trentacinque anni, un lavoro che le piace, amici e colleghi che le vogliono bene. Ha la sindrome di Down e vive insieme ai genitori, Luigi e Maria. L’improvvisa scomparsa della madre manda in frantumi gli equilibri familiari: [...]». Inizia così la scheda del film “Dafne”, tratta dal sito della casa di produzione (https://vivofilm.it/production/dafne/). Sabato 13 aprile, al mattino c’è stata la proiezione al San Rocco, «la prima in una scuola» ha confidato la protagonista, Carolina Raspanti, ex allieva dello Stoppa. Il film ha vinto il Premio Fipresci (acronimo di Fédération Internationale de la Presse Cinématographique) nella sezione Panorama dell’ultima  Berlinale ed è arrivato nelle sale italiane lo scorso 21 marzo, in occasione  della Giornata Mondiale delle Persone con Sindrome di Down.

 

 

 

«Un giorno, qualche anno fa – racconta il regista Federico Bondi –, vidi alla fermata dell’autobus un padre anziano e una figlia con la sindrome di Down che si tenevano per mano. Fermi, in piedi, tra il via vai di macchine e passanti mi apparvero come degli eroi, due sopravvissuti. “Dafne” nasce da questa immagine-emozione, la scintilla che mi ha spinto ad approfondire. Sono
entrato con curiosità in un mondo che non conoscevo, finché ho avuto la fortuna di incontrare Carolina Raspanti, con cui è nata un’amicizia fondamentale non solo per il film ma anche per la mia vita.
Sul set, la sua presenza si è rivelata un esempio per tutti: Carolina non subisce la propria diversità ma la accoglie, ci dialoga, vive la sua condizione con matura serenità. In un mondo che “obbliga” all’efficienza e all’illusorio superamento della sofferenza (esiste ormai anche la pillola per il lutto!), Carolina/Dafne ci ricorda di accettare, nei suoi limiti, la condizione in cui ci troviamo e di viverla pienamente».

E così è stato anche al San Rocco al termine della proiezione, Carolina è entrata in punta di piedi ed ha dialogato per quasi tre quarti d’ora con un suo ex professore dando l’impressione di una grande maturità. Ha spiegato come è nato il film, quanto tempo è servito per girarlo. Ha confermato pure di avere recitato “alla Totò” senza un copione scritto, imparato a memoria, ma improvvisando e con tutti i dialoghi in presa diretta. Non mancano nel film i colpi di scena (su tutti il palloncino con il “respiro” della madre che commuove il padre, interpretato dall’attore toscano Antonio Piovanelli «uno con cinquant’anni di teatro alle spalle» - ha dichiarato Carolina).

Sono stati evocati anche i “ricordi di scuola”, le “schede di presentazione”, i nomi dei suoi compagni e dei professori che Carolina ebbe allo Stoppa fra il 1998 e il 2003.

La sera precedente, venerdì 12 aprile, il San Rocco era stracolmo. Al botteghino parlavano di quasi 300 persone incentivate dalla gratuità dell’ingresso, offerta dalla Coop Adriatica di Lugo, datore di lavoro di Carolina. La quale non si è sottratta alle domande degli studenti rispondendo puntualmente e con articolate riflessioni. Davvero una gran prova con alcune scene (quella del funerale della madre in località Corniolo e quella sotto la pensilina della fermata dell’autobus) che entreranno di buon diritto nella memoria collettiva. C’è chi la sera susseguente, domenica 14 aprile, è tornato a rivedere “Dafne”,  ricevendone intatte emozioni.

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